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Origini, storia e tradizioni
L’allevamento delle pecore è una delle più antiche forme di attività economica mai svolta dall’Uomo. Praticato nel Lazio da migliaia di anni, ha da sempre fornito beni essenziali alla vita dei popoli: carne per mangiare, latte per produrre formaggi, lana per riscaldarsi, pelli da conciare. Non a caso il vocabolo “pecora” ha la medesima radice di “pecunia”, denaro, derivata dal latino pecus ‘bestiame’, unica vera ricchezza e moneta di scambio nelle economia primitive a carattere pastorizio.
Geografia
L’intero territorio del Lazio. Oltre 17 mila km2 di pianure costiere, verdi colline, laghi vulcanici, grandi altopiani ed imponenti dorsali montuose, modellati da millenni di storia rurale, di allevamento, di pascolo e di agricoltura. Cuore geografico del Paese, il Lazio vanta un territorio vario, tra il mar Tirreno e la catena dell’Appennino, godendo di un clima mediterraneo-temperato assolutamente invidiabile. Grandi pascoli illuminati dal sole e percorsi dal vento, qui viene allevato l’Abbacchio Romano, immerso in una natura ricca e rigogliosa. Le razze ovine previste dal disciplinare di produzione dell’Abbacchio Romano IGP sono: Sarda, Comisana, Sopravissana, Massese, Merinizzata Italiana e relativi incroci.
La transumanza e la monticazione
Fin dall’antichità, la necessità di garantire alle pecore erba fresca da brucare, evitare loro la calura estiva e tenerle lontane dai campi coltivati in primavera ed estate, ha indotto i pastori a spostarsi con cadenza annuale per portare gli animali in zone più fresche dalle quali si tornava nei mesi autunnali ed invernali. Il metodo di spostamento più semplice era quello “verticale” della monticazione: la transumanza, tuttora comunemente praticato nel Lazio prevede il trasferimento degli armenti in pascoli montani vicini, dove gli animali rimanevano dalla primavera all’autunno.
La tradizione Romana dell’Abbacchio
Abbacchio è l’antico termine romanesco che indica l’agnello giovane. Dal vocabolario romanesco del Chiappini (seconda metà dell’800): “si chiama abbacchio il figlio della pecora ancora lattante o da poco slattato; agnello il figlio della pecora presso a raggiungere un anno di età e già due volte tosato. A Firenze non si fa distinzione l’uno e l’altro si chiamano agnello”.
L’Abbacchio Romano IGP
Iscritto nell’elenco delle Indicazioni Geografiche Protette (IGP). Nel 2010 del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, è stato riconosciuto ufficialmente il Consorzio per la Tutela della IGP. Il Consorzio rappresenta tutti gli operatori della filiera produttiva ed ha il compito di tutelare e promuovere il prodotto e vigilare su tutte le fasi della produzione e commercializzazione.

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Un progetto per la valorizzazione della filiera alimentare dei nostri territori
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